È doveroso parlare di politica

Ci muoviamo in un quadro di appartenenze indebolite, di frammentazione, di derive qualunquistiche. Nel cambio d’epoca in cui siamo immersi, per una serie di motivi, il rapporto tra religione e politica assume una nuova centralità anche in ragione del fatto che la religione e nel caso concreto in Italia il cattolicesimo, rappresenta una identità consistente rispetto la società in cui viviamo e può costituire un argine alle derive della democrazia e a forme di dissoluzione della società. Se si pensa all’apporto offerto dal magistero della Chiesa, ad esempio all’enciclica di papa Francesco Laudato sì, è evidente come vi siano elementi capaci di tracciare i contorni di una dimensione sociale, economica e politica.
È doveroso quindi parlare di politica, dialogare, discernere insieme, sapendo che su alcuni temi vi potranno essere legittime differenze di giudizio. Ma vi è uno stile di dialogo, capace di promuovere fiducia, di favorire amicizia. Uno stile che deve caratterizzare la comunità cristiana e la presenza stessa dei credenti in politica. Il dialogo è un fattore dinamico che ci ricorda come il pluralismo non possa consistere, per i credenti, in una giustapposizione di differenti posizioni, bensì rappresenti una continua ricerca, una tensione positiva ed intellettualmente onesta, verso la soluzione migliore nell’interesse del bene comune. «Cerchino sempre – raccomanda il Concilio – di illuminarsi vicendevolmente attraverso un dialogo sincero, mantenendo sempre la mutua carità e avendo cura in primo luogo del bene comune» (GS n.43).
Don Celso Dosi

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